PASQUA 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Cari fratelli e sorelle,
il Vangelo della Pasqua ci consegna un’esperienza profondamente umana: quella di persone che cercano di capire cosa sta accadendo, che corrono, si fermano, osservano e imparano, poco alla volta, a vedere davvero. Nel racconto di Giovanni possiamo riconoscere anche il nostro cammino di fede, fatto di passaggi interiori: dal primo sguardo, ancora superficiale, a uno sguardo che si interroga e cerca, fino a uno sguardo che comprende e arriva a credere.
È proprio dentro questo cammino che siamo chiamati a celebrare la Santa Pasqua, all’insegna del mandato che Gesù ha rivolto alla sua comunità: “Fate questo in memoria di me”. È il comandamento più chiaro che Gesù ha dato ai suoi discepoli.
Anche noi oggi riviviamo la Pasqua come un “memoriale” in cui la Croce e la Risurrezione di Gesù sintetizzano il senso e la missione della comunità cristiana.
Gli amici di Gesù non devono fare altro che “questo”: celebrare il Mistero della Pasqua per essere vissuto con forza nello Spirito Santo.
Quando ci riuniamo, ogni domenica, per celebrare “questo”, diamo vita a quella comunità che noi chiamiamo Chiesa.
Vorrei che la nostra Unità Pastorale, a partire dalla Pasqua celebrata insieme ogni domenica, potesse essere sempre più segno della gioia del Vangelo che è Gesù.
La gioia è infatti l’atteggiamento che stiamo coltivando in questo anno pastorale. Il monaco cistercense Thomas Merton ricordava che non siamo chiamati semplicemente a parlare di Cristo, ma a far sì che Egli viva in noi, perché gli altri possano incontrarlo attraverso la nostra vita.
Siamo chiamati, quindi, a essere uomini e donne abitati da una gioia vera, capace di incuriosire, attrarre e aprire il cuore degli altri.
Questa gioia, come ricorda Papa Leone XIV, non è un’emozione passeggera né una semplice serenità esteriore, ma nasce dall’incontro vivo con Cristo e rimane anche nelle prove. È una gioia che scaturisce dalla Pasqua, dalla Croce e dalla Risurrezione, ed è più forte di ogni fatica e di ogni paura.
È una gioia che non possiamo tenere per noi: ci spinge a vivere da discepoli e a condividere con tutti la bellezza del Vangelo. Così, celebrando “questo”, diventiamo davvero una comunità viva, chiamata a testimoniare nel mondo la presenza del Signore.
Insieme alla gioia, desideriamo anche accogliere la pace del Cristo Risorto.
“La pace sia con voi” è il saluto che risuona nella celebrazione eucaristica, ma è anche una consegna per la nostra vita. Oggi vediamo ancora troppi segni di odio, violenza e guerra, e Cristo continua a soffrire negli innocenti.
Per questo vogliamo pregare per tutte le vittime della violenza, chiedendo una pace nuova, capace di rinnovare il mondo.
E questa pace deve abitare anche le nostre comunità, le nostre famiglie e i nostri cuori, perché solo dove c’è pace può fiorire una vera comunione.
Carissimi,
desidero raggiungere ciascuno di voi e le vostre famiglie con un augurio sincero e affettuoso.
Che il Signore Risorto vi doni una gioia piena e una pace profonda.
Che possiate vivere questo cammino pasquale:
dal guardare al vedere,
dal vedere al comprendere,
dal comprendere al dare senso alla vostra vita.
Con affetto, vi accompagno con la preghiera e vi benedico di cuore.
Buona e Santa Pasqua a tutti!
don Omar in comunione con i sacerdoti dell’Unità Pastorale
